L' anonimo ricercatore è un uomo che fa: non un artista, un intellettuale, uno scultore. Non vuole essere classificato o etichettato perché limiterebbe la sua libertà'. Egli agisce, nel qui ed ora, cercando di rendere, attraverso gli oggetti, la Sostanza.

 Il suo lavoro è una ricerca ossessiva che si evolve ( o involve) continuamente, portata avanti attraverso un metodo rigoroso, quasi scientifico, una serie di serie, che gli permette di eliminare quei fronzoli, orpelli, d'indagare il problema senza mai, tuttavia, risolverlo.

 Il suo metodo è come una “catena genetica...in cui il variare di un singolo cromosoma genera un diverso uomo “ (cit.)

 Vuole il vero e l'autentico, assorbe tutto ciò' che proviene dall'interno e dall'esterno e lo filtra attraverso la sua coscienza .

 

  E' un uomo che fa, appunto. Il rapporto con la materia, quella che egli chiama la falsa Sostanza (perché ricreazione e non imitazione), è estremamente conflittuale. Non può essere diversamente. La manipola, la rimpasta, la mischia, aggiunge colore fino a quando l'oggetto non acquista un senso (il suo senso, la sua idea) cioè fino a quando l'oggetto non diventa “ciò' che deve essere”, “ciò che è”.

 Soltanto allora si fa espressione, energia.

 Sono oggetti-inutili, senza funzione né scopo, tuttavia presenti, autentici e immutabili, nati dal passato , vivono nel presente e diventano coscienza attiva per il futuro. Ognuno di loro è indipendente ma hanno una cosa in comune: nascono dal vero e non prescindono mai dal bello.

 Data la loro natura, la fruizione delle opere avviene allontanando il più' possibile la ragione, eliminando qualsiasi intento di volerle capire .Il godimento estetico presuppone un contatto emotivo, intuitivo, avvicinarsi a loro attraverso il linguaggio dei sensi e della percezione.

 Semplicemente guardarle!

 

 

 

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